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“Pier” Grasselli, lo scrittore forte nell’epoca instupidente ed ipocrita dei Reality…
Siamo tornati a scambiare due chiacchiere con Pierfrancesco Grasselli, uno degli scrittori più intriganti, fashion e graffianti del momento. La sua ultima fatica letteraria (Edizioni Mursia) Fanculo Amore ha fatto il botto e fa discutere: una libreria, recentemente, a causa del titolo forte si è rifiutata di mettere in vetrina il volume.
Succede anche questo nella nostra penisola retorica, nell’epoca del “Papismo”, del “Velinismo esasperato”, del “Noemismo”, dei voli di stato (indipendentemente dai colori politici) per “nani”, danzatrici, cantastorie, “festaioli” e di certe puntate del “Grande Fratello” in prima serata.

- Come va il tuo libro nelle librerie. Tira?
Mi dicano stia andando bene, incrocio le dita e spero diventi uno dei libri dell’estate. Forse però, i contenuti, per casalinghe e ragazzi sotto i 18 anni è un tantino troppo … “hard”.
- Uscirà ancora qualcosa di tuo prossimamente?
Ovviamente si. “Vivere da Morire” sarà il prossimo, il terzo capitolo della saga “belli e maledetti” iniziata con L’ultimo cuba libre e proseguita con All’inferno ci vado in Porsche. Il libro dovrebbe uscire agli inizi del 2010, ma forse la casa editrice anticiperà l’uscita a Natale. Si tratta di un romanzo adrenalinico, cool come i precedenti, ma stavolta Tony e compagnia bella faranno faville nel mondo dello show–business, fra gente dello spettacolo, puttane, puttani, ragazzine disposte a tutto pur di fare carriera, produttori sudici e corrotti fino al midollo, pornostar, playboy di sangue blu: il tutto ambientato fra Portofino, Roma e l’Emilia Romagna. Naturalmente preannuncio un finale col botto.
- Le tendenze dell’imminente divertimento estivo?
Bella domanda. Per quanto mi riguarda me ne starò tranquillo a Portofino. Ho già iniziato a scrivere un nuovo romanzo!
- La Riviera Romagnola tira ancora?
Tira, tira… eccome se tira. Soprattutto tirano le bellezze che si vedono in quella tipica parte d’Italia. La consiglio sempre: la Riviera non delude mai.
- Il tuo vino preferito? E il cocktail?
Cuba libre non riesco più a berne, da un anno a questa parte. Ne ho bevuti troppi in questi anni mi sa. Ora vado di Screwdriver: vodka–orange per i profani, la bevanda che preferiva Raymond Carver. Vini? Tutti, purchè siano buoni. Preferisco il rosso solitamente. Non faccio poi troppo lo … schizzinoso.
- Un giudizio sui vari Reality Show televisivi?
Roba per sottosviluppati: un grave danno per la mente di chi li segue. “Instupidenti” credo possa essere il termine giusto. Seguire questo genere di trasmissioni, insieme a quasi tutta la tivù italiana, che ho smesso completamente di guardare, trovo sia una pura perdita di tempo, tempo che potrebbe essere impiegato in maniera più produttiva in qualunque altro modo, ad esempio leggendo. La letteratura è ginnastica mentale. La tv, l’assorbimento passivo di parole e immagini ci abitua a non far lavorare il cervello, atrofizza l’intelletto e i risultati si vedono: l’Italia è una nazione lobotomizzata dalla tivù e, ormai, povera culturalmente. Non per niente, nel mio prossimo romanzo parlo di questi argomenti.
- L’enogastronomia potrà diventare una “valvola di sfogo” per contrastare la crisi economica?
Se tutti bevessero quanto bevo io, lo sarebbe eccome.
- Conosci Crema e Cremona?
Non ancora, ma provvederò presto. Dobbiamo organizzare una presentazione.
Stefano Mauri, il 22-06-2009
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